Camera singola
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12 domande
Domande per il Book Club su Camera singola
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- Giovanni entra nel romanzo convinto che la sessualità sia stata la vera bussola della sua esistenza: da giovane catalogava le donne conquistate, si identificava con Don Giovanni e ha passato decenni a evitare legami troppo stretti. Quando va dalla prostituta Lilly, però, nemmeno il Viagra gli permette di avere un’erezione e quella che potrebbe sembrare una semplice disfunzione fisica diventa immediatamente una crisi d’identità. Se Giovanni ha costruito buona parte del proprio valore personale sulla capacità di desiderare ed essere sessualmente attivo, che cosa rimane di lui quando il corpo smette di obbedire? La sua ossessione successiva per Ivana, Yaima e le giovani donne è ancora autentico desiderio oppure soprattutto nostalgia per l’uomo che era?
- Parallelamente, Giovanni deve assistere alla dissoluzione dell’identità di sua madre Agnese. Prima del ricovero, la demenza arriva al punto che lei non lo riconosce, impugna un coltello e gli dice di volerlo morto; da allora Giovanni divide mentalmente la loro relazione in un “prima” e un “dopo il coltello” e arriva a desiderare che la madre muoia. All’Oasi Dorata, però, Agnese ricostruisce continuamente un universo personale in cui i morti sono ancora vivi, suo marito Filippo può essersi messo con una valletta televisiva e un misterioso Matteo continua ad avere bisogno di cure. Giovanni comincia così a chiedersi se quella realtà delirante sia necessariamente un inferno o possa essere, almeno a tratti, una specie di paradiso che l’ha liberata dal dolore del tempo. La demenza nel romanzo rappresenta soltanto una perdita oppure offre ad Agnese una libertà paradossale che il lucidissimo Giovanni non riesce a concedere a sé stesso?
- L’ansia di Giovanni precede di decenni la vecchiaia e il cancro. Da adolescente, dopo aver visto in televisione un programma su Fittipaldi, rimane ossessionato dalla sigla “GRP” e viene travolto dalla convinzione di non riuscire mai più a smettere di pensarci. Suo padre Filippo gli dà un ansiolitico, lo manda comunque a scuola e gli insegna che “la casa ammala”, che bisogna occupare la mente e darsi degli obiettivi. Molti anni dopo Filippo muore investito da un’auto mentre attraversa la strada leggendo il giornale, e Giovanni continua a portarsi dietro quell’immagine insieme a quelle di altre morti stradali viste da bambino. Quanto della sua vita da seduttore può essere interpretato come un enorme sistema di distrazione, costruito per evitare quel vuoto mentale nel quale tornano ansia, morte e pensieri ossessivi?
- Giovanni è stato sposato con Roberta, ma il matrimonio dura poco perché lei desidera una famiglia mentre lui vuole continuare a sentirsi sessualmente libero. Più avanti ammette anche una ragione ancora più estrema per non avere figli: generare un bambino significa creare qualcuno che potrebbe morire prima di te e, soprattutto, significa perdere la libertà di suicidarsi perché qualcun altro dipende dalla tua esistenza. Quando però arriva alla pensione, si ammala e scopre quanto sia angosciante una libertà senza obblighi, fantastica proprio su ciò che ha deliberatamente evitato: una figlia che lo rimproveri, una moglie che abbia bisogno di lui, qualcuno che renda le sue azioni ancora importanti. Giovanni ha davvero sbagliato a non avere figli oppure sta romanticizzando la famiglia soltanto perché, arrivato alla vecchiaia, vorrebbe qualcuno obbligato a impedirgli di scomparire?
- Il rapporto con Ivana rende questa contraddizione particolarmente evidente. Giovanni conosce la giovane figlia di Lucia, la fa entrare come volontaria nella propria biblioteca e inizialmente la guarda con gli occhi del vecchio Don Giovanni: Ivana ha poco più di vent’anni e lui fantastica su una conquista che considera quasi il proprio “Wimbledon”. È però proprio Ivana, che ha scritto una tesi sul mito di Don Giovanni, a demolire la sua interpretazione superficiale del personaggio, spiegandogli che non è semplicemente un grande seduttore ma uno sconfitto che sfida Dio, la ragione e la coscienza fino alla dannazione. Quando Giovanni conosce Vieri e vede Ivana scegliere il proprio futuro, lasciare la biblioteca e trasferirsi a Verona per il master in mediazione familiare, il suo interesse sembra assumere sempre più una componente paterna. Giovanni impara davvero a vedere Ivana come una persona anziché come un corpo desiderabile oppure trasforma il desiderio impossibile in una fantasia altrettanto egoistica sulla figlia che non ha mai avuto?
- La malattia porta la crisi del corpo molto oltre l’impotenza. Dopo bruciore, bisogno continuo di urinare e sangue nelle urine, Giovanni scopre di avere numerose lesioni nella vescica; la prima TURB porta alla diagnosi di carcinoma uroteliale papillare ad alto grado e inizia sei instillazioni di BCG. La terapia però fallisce e la recidiva compie il salto che Bronzetti sperava di non vedere: il tumore è diventato muscolo-infiltrante. Giovanni dovrà affrontare cisplatino e gemcitabina e successivamente una cistectomia radicale. Perché Giovanni interpreta così spesso la malattia non soltanto come minaccia alla vita, ma come attacco deliberato alla propria mascolinità? Se la vescica fosse stata malata senza mettere a rischio erezione, eiaculazione e immagine sessuale di sé, avrebbe desiderato morire con la stessa intensità?
- Lucia sembra offrirgli proprio l’alternativa alla giovinezza che Giovanni sostiene di non riuscire ad accettare. È una donna matura, divorziata, concreta, competitiva e ironica: gioca meglio di lui a calciobalilla e bowling, lo sfida al minigolf, si occupa con competenza degli anziani dell’Oasi e non ha bisogno di essere idealizzata. I due si baciano e tentano due volte di fare sesso, ma Giovanni non riesce a mantenere l’erezione; lui continua a giudicare il corpo di Lucia confrontandolo con quello delle ragazze giovani, anche se emotivamente comprende che è rimasta praticamente l’unica persona che tenga davvero a lui. Quando la vede baciare Sismondi, il direttore che lui chiama “Göring”, viene travolto dalla gelosia e parte per Cuba anche per vendicarsi simbolicamente. Il fatto che riesca ancora a essere geloso dimostra che ama Lucia oppure soltanto che continua a concepire le donne come qualcosa che deve possedere per sentirsi vivo?
- Il viaggio a Cuba dovrebbe essere il grande gesto di ribellione prima della nuova operazione e la resurrezione del vecchio seduttore. Giovanni incontra la ventisettenne Yaima, beve, prende il Viagra e immagina già di tornare in Italia raccontando a Lucia di essere ancora sessualmente potente. Il risultato è invece grottesco: si ubriaca, vomita nel taxi, viene colpito da una violenta diarrea e deve pulirsi come può, finendo nelle mani del dottor Vega Espinosa, che gli consiglia sostanzialmente di smetterla con le follie. Perché era necessario che la caduta definitiva di Don Giovanni assumesse una forma tanto fisica e umiliante? Cuba libera Giovanni dall’illusione della giovinezza oppure la trasforma semplicemente in un nuovo motivo di disgusto verso il proprio corpo?
- Agnese, nonostante la demenza, conserva a tratti una lucidità che Giovanni non riesce a prevedere. Quando lui cerca di parlarle del tumore, lei confonde inizialmente “tumore” e “timore”, ma gli dice anche che finché ci sarà lei non dovrà avere paura di nulla. In un’altra giornata straordinariamente lucida domanda direttamente perché dovrebbe continuare a vivere: è vecchia, malata, dipendente dagli altri e non vede più alcuna ragione per restare. Giovanni, invece di mentirle, le risponde che ha ragione e che non esiste un motivo; subito dopo Agnese torna dentro il proprio delirio. Più avanti lascia perfino intravedere che dopo la morte di Filippo potrebbe esserci stato qualcosa con il geometra Gribaudo, costringendo il figlio a immaginare per la prima volta sua madre come donna dotata di una vita sessuale autonoma. Perché Giovanni riesce progressivamente ad accettare l’inconoscibilità di Agnese ma fa tanta fatica ad accettare la stessa complessità in Lucia e nelle altre donne?
- Quando il cancro diventa infiltrante, Giovanni valuta seriamente tre strade: sottoporsi alle cure, lasciare che la malattia progredisca oppure morire volontariamente. Dopo la sbronza che lo porta in piena notte a casa di Mino, l’amico lo manda dallo psichiatra Rovelli; Giovanni, però, insiste sul fatto di essere depresso abbastanza da giustificare il suicidio assistito e arriva fino in Svizzera per incontrare il dottor Motta. Motta rifiuta di trattare il suo desiderio di morte come una conclusione filosofica incontestabile: gli ricorda che continua ad amare la corsa e le sigarette, gli dice paradossalmente di correre e fumare quanto vuole e gli concede un ipotetico nuovo colloquio soltanto dopo un anno. Giovanni va comunque a osservare di nascosto la villetta dove vengono effettuati i suicidi assistiti e, vedendo il letto e il divano destinato ai familiari, pensa che per lui “gli spalti saranno deserti”. Il suo desiderio di morire nasce principalmente dalla paura della sofferenza oppure dal terrore ancora maggiore di scoprire che nessuno avrebbe davvero bisogno che lui continuasse a vivere?
- Giovanni alla fine sceglie le cure, ma trasforma la futura operazione in una decisione estrema sulla propria identità. Dopo i cicli di chemioterapia telefona a Bronzetti e rifiuta deliberatamente sia la chirurgia nerve sparing, che potrebbe conservare una possibilità di erezione, sia la neovescica: vuole la cistectomia radicale più radicale possibile e sceglie l’urostomia con la sacca. Dice di voler diventare volontariamente “un uomo di serie B”, con il pene ridotto a “monumento ai caduti”, perché soltanto l’impossibilità sessuale assoluta gli impedirà di sperare in una resurrezione del vecchio Don Giovanni. Bronzetti considera la scelta esagerata e gli ricorda che tra bianco e nero esiste il grigio. Giovanni sta finalmente accettando la vecchiaia oppure sta mutilando simbolicamente l’uomo che era per non dover imparare un modo diverso di desiderare e amare?
- Il finale completa un capovolgimento che all’inizio sarebbe sembrato inconcepibile. Ines muore dopo una lunga agonia e Giovanni, ormai operato, chiede a Sismondi di prendere proprio il suo posto nella stanza di Agnese all’Oasi Dorata. È ancora autonomo, può camminare, correre, fumare sul balcone e uscire quando vuole, ma decide che il proprio mondo sarà ormai quello: Sismondi, che aveva trasformato nella caricatura di Göring, gli appare finalmente come “un bravo cristo”; Lucia resterà accanto a lui senza che Giovanni pretenda più di possederla; e la madre demente torna a essere il suo punto di origine. Nel letto appartenuto a Ines, Giovanni e Agnese allungano le mani fino a sfiorarsi con gli indici, e lui paragona la scena alla Creazione di Adamo: la madre gli “impartisce l’anima” una seconda volta. Il titolo Camera singola è quindi ironico? Giovanni sceglie apparentemente la forma più estrema di ritiro dal mondo, ma finisce proprio così per non essere più solo. La sua decisione rappresenta una resa alla morte oppure il primo tentativo della sua vita di esistere senza dover conquistare, competere, desiderare o fuggire?