La mezza
Usa queste domande per accompagnare il prossimo incontro del tuo Book Club e aprire una conversazione più ricca sul libro.
12 domande
Domande per il Book Club su La mezza
Usale nell’ordine proposto oppure scegli quelle più adatte al tuo gruppo.
- Il romanzo comincia con due morti che, a quasi trent’anni di distanza, determinano la vita di Elena: a otto anni perde improvvisamente la madre Agata per un aneurisma cerebrale, arrivando addirittura a rimuovere il ricordo di essere stata lei a trovarla a terra; a trentatré anni assiste invece alla morte dell’amatissimo nonno Giovanni. Proprio negli ultimi secondi di vita, Giovanni le ordina con gli occhi di aprire il cassetto del comodino che per tutta la vita aveva proibito a chiunque di toccare e muore nel momento esatto in cui lei lo apre. Dentro Elena trova il dattiloscritto attraverso cui scoprirà una madre completamente diversa da quella idealizzata dalla famiglia. Giovanni le sta restituendo finalmente Agata oppure, scegliendo di parlare soltanto dopo la propria morte, le impone una verità senza offrirle la possibilità di interrogarlo e contraddirlo?
- Il dattiloscritto è stato scritto da Giovanni nella primavera del 1991, pochi mesi dopo la morte di Agata, per spiegare alla piccola Elena perché fosse scomparso per quasi due mesi proprio nel momento in cui lei e Anna avevano maggiormente bisogno di lui. Anna lo accusa di essere un codardo e gli ripete che «solo un padre può andarsene; una madre resta», mentre Giovanni sostiene di essere partito per un “bisogno di verità”. Tuttavia lui stesso riconosce progressivamente che il viaggio è stato contemporaneamente ricerca e fuga dal lutto. La scoperta di ciò che Agata gli aveva nascosto rende la sua partenza più comprensibile oppure Anna ha ragione nel sostenere che abbia trasformato il proprio dolore in un privilegio che la moglie, rimasta ad accudire Elena, non poteva permettersi?
- L’origine del viaggio è una scatola che Agata aveva affidato alla figlia come un “tesoro” segreto. Giovanni la apre e trova un vecchio biglietto teatrale accompagnato da un messaggio amoroso firmato soltanto “A.S.”: qualcuno promette ad Agata che quel posto resterà sempre suo e che continuerà a mandarle il solito bacio. Giovanni sottrae il biglietto senza dirlo a Elena, non racconta nulla ad Anna e, attraverso Alfio del Teatro Verga, identifica A.S. nell’attore Andrea Silvestri, impegnato a Trieste ne Il berretto a sonagli. Giovanni, che ha sempre educato Elena al rispetto assoluto della privacy e dei segreti, viola quindi contemporaneamente il segreto della figlia morta, quello della nipote e la fiducia della moglie. Il suo bisogno di conoscere la verità può giustificare queste intrusioni, oppure il viaggio comincia già come un atto di possesso nei confronti di Agata?
- Quando Giovanni raggiunge Andrea a Trieste, scopre qualcosa che lo ferisce quasi più dell’esistenza dell’amante: Andrea conosce perfettamente lui, Elena e la famiglia, e tutta la compagnia teatrale conosceva e amava Agata. Attori e regista ricordano le sue risate, il suo lavoro di pediatra, le persone che aveva aiutato e il rapporto con Andrea, mentre Giovanni si rende conto di non avere mai saputo nulla di quella parte della sua esistenza. La sua prima reazione è furiosa perché gli sconosciuti sembrano possedere ricordi di sua figlia che a lui sono stati negati. Quanto è legittima la pretesa di un genitore di “conoscere” davvero un figlio adulto? Il viaggio insegna a Giovanni che Agata gli aveva mentito oppure, più radicalmente, che nessuna persona può appartenere interamente allo sguardo di chi la ama?
- Andrea racconta che l’incontro con Agata nasce quasi casualmente a teatro, ma si trasforma in una relazione profonda e duratura. Agata non gli nasconde né il marito Paride né Elena e continua a parlare del marito con affetto e gratitudine; proprio questo manda Andrea in crisi. Stanco di condividerla, le impone di scegliere «o me o lui». Agata inizialmente lo lascia perché non vuole fare del male a Paride e soprattutto alla figlia, ma successivamente gli scrive chiedendogli di raggiungerla a Roma perché non riesce a stargli lontana. È possibile che Agata ami sinceramente sia Paride sia Andrea senza che uno dei due sentimenti renda falso l’altro? Il romanzo invita a considerare il tradimento come una colpa oppure come una delle manifestazioni della contraddittorietà umana che Giovanni deve imparare a comprendere senza necessariamente approvare?
- Non è casuale che Giovanni scopra il tradimento mentre Andrea interpreta Ciampa ne Il berretto a sonagli. Nel testo pirandelliano, adulterio, verità, reputazione, follia e maschere sociali sono inseparabili; Giovanni entra inizialmente nel teatro quasi come un giudice deciso a smascherare qualcuno, ma finisce progressivamente per diventare parte della compagnia. A Milano arriva persino a criticare lo spettacolo perché, secondo lui, gli attori hanno dimenticato l’ironia siciliana necessaria per sopravvivere alle contraddizioni della vita; la compagnia lo ascolta, lo porta a Roma e all’Eliseo Giovanni diventa addirittura “regista per un giorno”. Perché è proprio un’opera sul tradimento a restituire a Giovanni la voglia di ridere e di vivere? Il teatro gli permette di comprendere la verità oppure gli insegna che gli esseri umani possono sopravvivere soltanto accettando anche una certa quantità di finzione?
- Mentre Giovanni ricostruisce la relazione di Agata, Elena sta vivendo nel presente una crisi sentimentale sorprendentemente simile. Ama Matteo, ma non riesce più a fidarsi di lui dopo aver letto messaggi ambigui e provocatori scambiati con altre donne; non possiede prove di un rapporto fisico e pensa persino che probabilmente non ci sia stato, ma considera comunque distrutta una parte fondamentale della loro relazione. Dopo il funerale è proprio Paride a dirle che la fedeltà non coincide semplicemente con il non andare a letto con qualcun altro: lui non tradì mai fisicamente Agata, ma sente di averla tradita attraverso silenzi, egoismo, disattenzione e incapacità di condividere. La scoperta dell’amore di Agata per Andrea dovrebbe rendere Elena più disposta a perdonare Matteo, oppure le offre semplicemente un linguaggio più complesso con cui comprendere che esistono molti modi differenti di tradire?
- Paride, che Elena ha sempre considerato l’uomo stabile e incrollabile della propria vita, le rivela a sua volta un segreto: circa vent’anni dopo la morte di Agata si innamorò di Vera, un’ingegnera che gli era stata presentata proprio da Giovanni. La relazione finì quando Vera espresse il desiderio di avere un figlio. Paride ebbe paura di confondere i ruoli, di ferire Elena e persino di poter amare un secondo figlio quanto amava lei; per questo rinunciò a Vera, benché ammetta di pensarla ancora ogni giorno. La rinuncia di Paride è una dimostrazione d’amore paterno o un altro esempio della paura che attraversa l’intera famiglia? E quando Elena si rende conto che, da bambina, aveva preteso inconsapevolmente l’esclusività del padre, comprende davvero che proteggere qualcuno può diventare anche un modo di impedirgli di vivere?
- La rivelazione più sorprendente arriva durante il viaggio di ritorno verso la Sicilia. Da bambina Elena aveva avuto la leucemia e aveva bisogno urgentemente di un trapianto di midollo; Agata, Paride e gli altri familiari non erano compatibili. Andrea, dopo aver saputo della malattia, decide di sottoporsi ai test e contro ogni probabilità risulta compatibile: è lui il misterioso “donatore anonimo” che salva Elena. Agata e Andrea scelgono di non dire la verità alla famiglia, soprattutto per evitare che Paride sia costretto a provare gratitudine nei confronti dell’amante della moglie. È giusto privare Paride della conoscenza dell’identità dell’uomo che ha salvato sua figlia per proteggerlo da una verità dolorosa? E come cambia il giudizio su Andrea quando il “rivale” che Giovanni aveva seguito per condannarlo diventa letteralmente una delle ragioni per cui Elena è ancora viva?
- Andrea stesso complica ulteriormente il significato del proprio gesto. Ammette di avere donato il midollo certamente per Elena, ma soprattutto per Agata: voleva dimostrarle quanto l’amava, restituirle il sorriso e legarsi alla cosa più preziosa della sua vita; dice di aver voluto diventare in qualche modo padre di Elena, non dandole la vita ma “restituendogliela”. Un gesto può essere moralmente straordinario anche se nasce da una motivazione almeno in parte egoistica? E perché Andrea, anni dopo, teme che Agata abbia continuato ad amarlo soltanto per riconoscenza? Il trapianto salva Elena, ma rischia contemporaneamente di rendere impossibile capire dove finisca la gratitudine di Agata e dove cominci il suo desiderio.
- La sera prima di morire Agata telefona ad Andrea e gli dice che il giorno successivo deve parlargli; Paride racconta a Elena che, proprio la sera prima della morte, Agata aveva detto anche a lui: “Domani devo parlarti”. Nessuno saprà mai quale decisione avesse preso: confessare tutto a Paride, lasciare Andrea, scegliere Andrea, raccontare il trapianto, oppure dire qualcosa di completamente diverso. Giovanni arriva infine alla conclusione che Elena è “figlia di due amori”: quello autentico, giovane e imperfetto fra Agata e Paride, da cui è nata, e quello altrettanto autentico ma clandestino fra Agata e Andrea, grazie al quale la sua vita è stata salvata. Perché il romanzo rifiuta di risolvere l’ultima intenzione di Agata? Sapere che cosa avrebbe scelto cambierebbe davvero ciò che è stata, oppure Giovanni deve finalmente accettare che amare significa anche sopportare una parte dell’altro che resterà per sempre inconoscibile?
- Molti anni dopo quel viaggio, Giovanni rivela nell’ultima pagina aggiunta al dattiloscritto che lui e Andrea non hanno mai smesso di sentirsi: ogni anno, nel giorno del compleanno di Agata e in quello di Elena, trascorrono ore al telefono; Giovanni racconta all’uomo come cresce la bambina che ha contribuito a salvare, mentre Andrea continua ad amarla da lontano senza trovare il coraggio di conoscerla. Prima di morire il nonno lascia finalmente a Elena i suoi contatti e le dice di scegliere liberamente. Nell’epilogo Elena rintraccia Andrea sui social, raggiunge Orvieto durante le prove de La lezione di Ionesco e si presenta senza preavviso. Quando gli dice «Io sono Elena», Andrea resta immobile e una lacrima gli attraversa il viso; proprio allora, dal fondo del teatro, qualcuno grida «La mezza», e il romanzo termina. Perché DiQuattro interrompe la storia un attimo prima della conversazione che abbiamo aspettato per tutto il libro? Elena ha finalmente raggiunto la verità oppure, come Giovanni prima di lei, si trova soltanto all’inizio di una nuova storia che non potrà mai conoscere completamente?